Casera Val Binon

La casera Val Binon nelle Dolomiti Friulane (UD)

La casera Val Binon si trova nel comune di Forni di Sopra all’interno del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane (link). Come abbiamo già detto parlando del rifugio Flaiban Pacherini, che si trova a circa 3 ore di cammino (a seconda della gamba e dell’itinerario che scegliete), le Dolomiti di sinistra Piave sono montagne selvagge e ancora non troppo frequentate. Per capirci, potrete camminare per ore senza incontrare nessuno sul sentiero.

La casera Val Binon (su alcune carte viene indicata come Valbinon, scritto tutto attaccato, oppure Val Menon) non è un rifugio come tutti gli altri. E infatti non è un rifugio, anche se ne svolge di fatto la funzione. La casera è molto più rustica degli altri rifugi della zona (il rifugio Padova o il rifugio Flaiban Pacherini, per citarne due), ma per chi ama le sistemazioni spartane e trova che i rifugi stiano diventando un po’ tropo ‘comodosi’, beh, allora una visita alla Casera Val Binon fa al caso vostro!

La mia gita a Casera Val Binon

È il primo week end di agosto e, come logico, mi sto squagliando di sudore giù in pianura. Dedicandomi al mio passatempo preferito, ossia sfogliare cartine di montagna, mi capita in mano quella delle Dolomiti friulane. La studio e ricapitolo la situazione: al rifugio Padova ci sono già stato tante volte, e anche al rifugio Pordenone, una volta, tempo fa. Non ho mancato neanche di far visita al rifugio Flaiban Pacherini e con gli sci sono passato anche davanti al rifugio Giaf. Insomma, i rifugi delle Dolomiti friulane li ho praticamente visti tutti. C’è solo un punto nel mezzo a tutti questi che non ho mai visto ed è proprio quello in cui sorge la casera Val Binon.

Non resta che fare lo zaino e puntare la sveglia.

Mi sveglio alle 5 e alle 05:30 sono già in autostrada diretto verso Pian di Vedoia. Alle 07:30 faccio colazione in Cadore e intorno alle 8 scavalco il passo della Mauria, da lì raggiungere Forni di Sopra è questione di pochi minuti. Dopo aver parcheggiato davanti alla stazione della seggiovia Varmost, attraverso il ponte sul Tagliamento e mi incammino su dal Truoi dal Von, che risale un bel bosco. Purtroppo, dopo neanche un’ora di cammino, non tardano a farsi vedere i segni del passaggio della tempesta Vaia, che anche qui, come in altre zone del nord est, nell’autunno del 2018 ha causato ingenti danni.

La vista sulle Tre Cime di Lavaredo e le Dolomiti di Sesto

Se percorrete questo sentiero, fate bene attenzione: a un certo punto si apre un panorama pazzesco e avrete la possibilità di vedere le Tre Cime di Lavaredo, la Croda dei Toni e il Popera. Tutto il meglio delle Dolomiti di Sesto. Una sorpresa inattesa, data la quota modesta percorsa dal sentiero.

Il passo di Lavinàl

Panorama forcella Lavinal

Panorama forcella Lavinal

Poco dopo questo spettacolo panoramico, il sentiero perde lievemente quota per incrociare la traccia principale che sale verso il passo di Lavinàl. La salita su sfasciumi e detriti è ripida e faticosa, tuttavia con mia grande sorpresa, nei pressi della forcella il canale si fa più dolce, e torna a farsi vedere la vegetazione. Il sentiero percorre in questo tratto finale un bosco rado verdeggiante e molto piacevole. Ma la vera sorpresa ce l’ho quando arrivo in forcella: davanti a me si apre un paesaggio idilliaco e verdeggiante. Mi godo una lunga sosta per ammirare la successione di cime che mi circonda.

La fatica per oggi è completata. Mi rimetto in cammino attraverso il meraviglioso pianoro di Campuròs (straordinaria la varietà di fiori) e in circa 15 minuti raggiungo la casera Val Binon, molto ben segnalata

Un giardino di silenzio

La casera Val Binon oasi di pace

La casera Val Binon oasi di pace

Faccio subito la conoscenza di Denis, il gestore, che mi dà il benvenuto e si informa sulle mie intenzioni (fare pranzo, riposarmi il pomeriggio e fermarmi per la notte) e mi godo il luogo di gran pace in cui sorge la casera, circondata da vette non particolarmente alte, ma dall’aspetto spiccatamente dolomitico. La vasta area pianeggiante nei pressi della casera viene sfalciata da Denis e si presenta come uno splendido giardino.
È perfetta per un pisolino pomeridiano. Non si sentono rumori, perché non c’è nessun centro abitato in vista e nessun valico percorribile da automezzi nelle vicinanze. Ben diversa dalla situazione che trovate in zone dolomitiche più celebri, e ad esempio alla zona dei 4 passi, dove il casino delle moto, durante la bella stagione è praticamente continuo.

Una deviazione fino a forcella Urtisiel

Quando mi sveglio, seguo il consiglio di Denis e mi sgranchisco le gambe con un giretto fino a forcella Urtisiel, con splendida vista sulla Val Meluzzo. Il caldo estivo ha avvolto le cime con nuvoloni che si stanno scurendo sempre di più, ma per ora niente tuoni e stasera sembra che non abbia intenzione di piovere.

Torno in casera e scopro che sono l’unico che si ferma per la notte. Io e Denis pianifichiamo gli orari della cena e della colazione per il giorno dopo, dopodiché si inizia una lunga chiacchierata che spazia dallo sport alla musica alle scelte di vita in questa nostra società che corre sempre così veloce.

Il gestore

Denis e Tina

Denis è maestro di Pencak Silat, un’arte marziale indonesiana, e la sua attività lo porta a girare per il mondo per molti mesi all’anno. L’estate alla casera Val Binon per lui rappresenta un momento di stacco, l’occasione giusta per tirare il fiato e ricaricare le batterie in vista della pienissima stagione autunno inverno che lo attende.
Ha un forte spirito sportivo e segue con interesse anche altri sport, soprattutto il calcio. Se siete intenzionati a salire in casera, portate una copia della Gazzetta dello Sport, verrete sicuramente ricambiati con una birra omaggio.

Il fuoco combatte l’umidità della sera

Con la sera arriva anche l’umido. Accendiamo il cammino dentro la casera per scaldare i muri e tenerlo fuori dalla porta. Intanto mettiamo su l’acqua per la pasta. Dopo cena siamo tutti e 2 molto stanchi e ci ritiriamo nelle nostre stanze: lui nella piccola stanzetta riservata ai gestori nel secondo edificio che compone la casera, io nel dormitorio, deserto e un po’ solitario.

Casera Val Binon - il camino

Casera Val Binon – il camino

La temperatura si abbassa e devo tirarmi addosso una seconda coperta di lana per non sentire il freddo. Dopo aver letto qualche pagina di un libro con l’aiuto della mia pila frontale, indispensabile visto che in casa non c’è la corrente elettrica, mi addormento.

 

Colazione e saluti

La mattina dopo il sole [ un po’ timido. Tuttavia, è un piacere farsi un bel tazzone di caffè seduti al tavolo fuori della casera. Qualche biscotto e un paio di fette biscottate con marmellata mi danno la giusta carica per iniziare la giornata. Una chiacchiera tira l’altra e sembra proprio che io non abbia nessuna intenzione di andarmene! Allfine alle  09:30 con una stretta di mano saluto Denis e mi incammino verso il Campuròs, che nella luce dolce del mattino è ancora più affascinante.

La cosa fantastica della notte in rifugio è che la prima cosa che fai nella giornata è camminare e non guidare l’auto. Questo mette tutte le cose in una prospettiva assolutamente diversa. Raggiungo i quasi 2100 metri della forcella di Val Brica, dove la solitudine, quella buona, è totale e me la godo con ogni fibra del mio spirito.

Stambecchi a Casera Val Binon

Cuccioli di stambecco

Cuccioli di stambecco

Mi sono messo in testa di provare a salire al Pramaggiore, che con i suoi 2478 metri è una delle cime più significative delle Dolomiti friulane. Accelero il passo e incontro i primi stambecchi della giornata. Si tratta di esemplari giovani, un po’ paurosi e un po’ curiosi. Muovendomi con lentezza riesco a passare vicino a loro senza farli scappare. E proseguire fino alla panoramica forcella dell’Inferno. Il cielo ora è blu e il sole splende, ma si capisce che le nuvole (come da bollettino) stanno salendo in fretta verso le vette.

Le nuvole sono più veloci

Ed è così che, quando giungo alla forca del Pramaggiore, capisco che non ha senso insistere e cercare di raggiungere la vetta, non vedrei più nulla. Anzi, farei meglio ad accelerare il passo perché la discesa dalla val di Suola è molto lunga, e non vorrei arrivare a forni di sopra completamente fradicio sotto il temporale.

Il rifugio Flaiban Pacherini a metà strada mi offre il pretesto per una sosta ed una radler rigenerante. Il tempo di fare 4 chiacchiere con il gestore e riparto verso valle. In poco meno di 2 h arrivo sulla strada asfaltata che le vette sono già avvolte da nubi temporalesche del colore del piombo. Ma ormai è fatta.

Raggiungo il parcheggio e mi concedo una lunga sosta al bar delle piste. Lungo il rientro l’acquazzone mi arriverà addosso mentre in auto valico il passo della Mauria e mi accompagnerà fin quasi a Vittorio Veneto.

Casera Val Binon cosa offre

La Casera Val Binon è un punto baricentrico nelle attraversate escursionistiche che vanno dalla Val Di Suola (rifugio Flaiban Pacherini) verso i rifugi Giaf, Padova e Pordenone. Costituisce dunque una sosta perfetta per fare un rapido pranzo con un piatto di pasta oppure anche solo una bibita fresca o un caffè caldo.

Il menù della Casera è minimale. D’altra parte, non essendoci la corrente elettrica è impossibile conservare qualunque cibo deperibile. Quindi l’adattabilità dell’escursionista deve essere massima. Se uno non lo è, forse fa maglio a tirare dritto.

Scherzi a parte. I prezzi sono bassissimi. C’è un bagno, una doccia fredda, dei letti e delle coperte. Un piatto caldo pure. Dunque, c’è l’essenziale. Nulla di più, nulla di meno. Soprattutto, non c’è connessione a nessun tipo di rete, dunque niente internet e niente telefono: per una salutare disintossicazione da reti e da contati virtuali.

Come arrivare alla casera Val Binon

Casera Valbinon come arrivare

Casera Valbinon come arrivare

Come dicevamo sopra, la Casera Val Binon è baricentrica. Dunque, si trova un po’ in mezzo a tutto e proprio Per questo è raggiungibile da località diverse, vediamo le principali

  • Da Forni di Sopra attraverso forcella Lavinàl (itinerario percorso da me e qui descritto) in almeno 3h di buon passo
  • Da Forni di Sopra attraverso il Rifugio Giaf e Forcella Urtisiel (3h 30’)
  • Da Forni di Sopra attraverso la Val di Suola (Rifugio Flaiban Pacherini) e le forcelle dell’Inferno e di Val Brica, dalle 4 alle 6 ore a seconda delle capacità e delle soste
  • Da Cimolais, risalendo la Val Meluzzo (Rifugio Pordenone) in 2h 45’

La casera Val Binon in cifre

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