Rifugio Caré Alto

Rifugio Caré Alto, storia e natura nel gruppo dell’Adamello (TN)

Il rifugio Caré Alto (TN) si trova nel lato est del gruppo dell’Adamello a 2459 m. slm, 1000 metri sotto alla vetta della cima di cui porta il nome. L’accesso al rifugio è piuttosto faticoso, si tratta di 1200 metri di dislivello da percorrere su un sentiero molto ripido, e solo gli escursionisti più allenati riescono a raggiungerlo in meno di 3 ore e mezza di cammino.

Collocato alla testata della val Borzago, vallata straordinariamente integra dal punto di vista naturalistico, il rifugio Caré Alto si trova nel parco naturale Adamello Brenta, ed è frequentato in gran parte da alpinisti impegnati In lunghe traversate, che conducono sui ghiacciai sommitali del gruppo oppure sulle creste che conducono alla vetta del Carè Alto.

Per gli escursionisti un po’ meno agguerriti il raggiungimento del rifugio può costituire una meta in sé, ma dovranno tenere presente che, per guadagnare i panorami più ampi offerti dalle quote superiori, devono ancora fare qualche sforzo.

Che si tratti di un rifugio per alpinisti diventa subito chiaro quando, chiesta a che ora sia la colazione, mi viene risposto che dalle 4 in poi non c’è problema. Inoltre, il menu è schietto, e bada soprattutto alla sostanza piuttosto che alle ricercatezze culinarie, che ormai si trovano in molti rifugi del nord est. Minestrone, pasta e polenta: niente di più e niente di meno di quello che serve per recuperare le energie.

Insomma, il rifugio Carè Alto è un vero rifugio di montagna.

Buttando lo sguardo nel diario del rifugio, noto che la maggior parte dei frequentatori proviene dalle zone circostanti, più qualche straniero che arriva dalle province di Verona, Brescia oppure Vicenza. Pochissimi gli escursionisti e alpinisti d’oltralpe.

La mia visita al rifugio Caré Alto

Rifugio Caré Alto la sala

Rifugio Caré Alto: la sala

Ho raggiunto il rifugio Caré Alto in una calda giornata di luglio, che già dal primo mattino prometteva temperature alte, tante nuvole e poca visibilità. La prima parte del sentiero, che si svolge su carrareccia nel bosco, è sufficiente ad inzupparmi la maglia di sudore.

La pendenza non molla mai. L’esposizione lato est sottopone gli escursionisti alla tortura del sole fin dal primo mattino. Per fortuna, appena esco dal bosco, qualche refolo di aria più fresca mi incoraggia nella salita.
Ma sarà per la levataccia alle 04:30, sarà per la mancanza di allenamento, devo fare del mio meglio per tenere il passo e non trovare una scusa per fermarmi ogni 100 metri.

Lo scroscio delle acque che confluiscono nel rio Bedù è ipnotico, e più di una volta fantastico di tuffarmi nelle sue acque gelide. A tratti riesco a scorgere già il rifugio lassù, ma mi sembra così lontano. Le nuvole infine hanno la meglio e, negli ultimi 30’ del mio cammino, a stento riconosco la forma del rifugio.

Quando lo raggiungo, un apfelshorle di dimensioni giganti mi riappacifica con il mondo e mi reidrata. Ma la stanchezza è tanta e così mi munisco di sedia a sdraio e mi posiziono sulla terrazza del rifugio, ad aspettare che si apra almeno un minuscolo spiraglio panoramico nella coltre delle nubi, che il caldo della valle sospinge verso l’alto. Non tardo a prendere sonno e vengo svegliato un’oretta più tardi dal primo scroscio di pioggia del pomeriggio.

Niente da fare, dobbiamo aspettare fino alle 8 di sera per riuscire a vedere anche solo la vetta del Caré Alto che incombe su di noi. Ma il meglio arriverà il giorno successivo, quando una sveglia alle 04:30 mi metterà in condizione di poter godere dei vasti panorami, che nella fantasia già mi immaginavo.

Rifugio Caré Alto, attività

Rifugio Caré Alto - Panorama sul ghiacciaio

Rifugio Caré Alto – Panorama sul ghiacciaio

Per quanto riguarda le accensioni alpinistiche, rimando direttamente al sito del rifugio Caré Alto. A titolo puramente introduttivo indico le principali. Oltre che per accedere alla cima del Carè Alto, il rifugio offre un ottimo punto di partenza per il Corno di Cavento e il Crozzon di Lares, si tratta di mete alpinistiche che necessitano di adeguata attrezzatura e capacità.

Sono anche molto interessanti le traversate. Si può raggiungere la Val Genova con una lunga escursione di circa 7 ore in ambiente grandioso, oppure raggiungere il rifugio Val di Fumo per il passo delle vacche in 3 ore e mezza circa. Sicuramente più alpinistici gli itinerari che portano al Rifugio ai caduti dell’Adamello per la sella di Niscli e il passo del Cavento con lunga traversata di circa 7 ore.

Una escursione imperdibile

Lago ghiacciato da Cima Pozzoni

Lago ghiacciato da Cima Pozzoni

Per gli escursionisti che non disdegnano un pizzico di avventura, vale la pena di scendere il Bus del Gat e proseguire sul sentiero che conduce alla vedretta di Lares. Potranno salire, dopo avere attraversato il torrente su un interessante ponte minimale fatto di cavi d’acciaio, la cima Pozzoni a 2915 metri.

Il panorama sui ghiacciai che da qui si gode è impareggiabile. Inoltre, in zona non sarà difficile imbattersi in una comunità di stambecchi. Ma sarà soprattutto l’aspetto storico a rendere interessante la visita di questa zona sub-glaciale.

La zona è infatti disseminata di ruderi di edifici costruiti durante la guerra bianca: fili spinati, griglie, bulloni, parti di pezzi di artiglieria e soprattutto tanti terrapieni e passaggi a scaletta costruiti con maestria più di 100 anni fa, epoca in cui la zona doveva assomigliare a una specie di villaggio militare di montagna.

La discesa dal Passo Altar (altre costruzioni militari) può rappresentare un’alternativa per chi non vuole passare di nuovo dal rifugio per scendere al parcheggio. Attenzione: il sentiero è piuttosto ripido e a tratti è presente erba lunga che favorisce le scivolate.

La Grande Guerra

La bocchetta del Cannone

La bocchetta del Cannone

Il gruppo dell’Adamello fu teatro di drammatici scontri durante la Prima guerra mondiale e anche la zona del Carè Alto non fa eccezione. Nei pressi del rifugio potete vedere una piccola chiesa, costruita con tronchi di legno dai prigionieri russi durante il conflitto.

Ma i due pezzi forti, per quanto riguarda i reperti storici del conflitto, sono i 2 cannoni posizionati su una strategica selletta denominata appunto Bocchetta del cannone che si possono raggiungere in poco più di 90 minuti di cammino dal rifugio.

Questa digressione è raccomandatissima per tutti quelli che decidono di raggiungere il rifugio del Carè Alto e permette anche di godere di un ampio panorama che si allarga sulla Presanella e sul gruppo delle Dolomiti di Brenta.

Come arrivare al rifugio Caré Alto

Avvicinamento in auto

La Val di Borzago ha inizio a Borzago in Val Rendena, cui si giunge per la strada statale 237 da Brescia in circa 100 chilometri o da Trento circa 50 chilometri. Da Borzago una piccola strada, non facile da individuare, ma perfettamente asfaltata vi porta fino ai 1260 metri del Pian della Sega dove trovate un ampio parcheggio.

Il sentiero

Dal Pian della Sega in val di Borzago si prende la vecchia mulattiera nel bosco, a tratti interrotta da una strada forestale, e la si segue fino alla malga Coel di Pelugo 1440 m. (ore 0.30) da dove parte la teleferica per il rifornimento del rifugio.

Si prende il sentiero ben tracciato e si entra in un circo maestoso dominato da selvagge pareti e ripidissimi costoni; continuando con ripide e continue serpentine si arriva a un piccolo ponte dove il sentiero si biforca. Si prende a sinistra seguendo le frequenti segnalazioni e si sale fino al ripiano di malga Zucal 1507 m.

Senza toccare la malga si continua per superare l’incombente gadio roccioso fino al fianco superiore dal quale inizia il lunghissimo crestone orientale del Carè Alto. Qui il sentiero corre un tratto pianeggiante verso sud, aggira il piede del crestone sopradetto sul lato della verde Val di Conca e riprende a salire fino a raggiungere il rifugio ore 3.30.

Il rifugio in cifre

  • Località: Pian del Gat (TN)
  • Quota : 2.459 m
  • Telefono : +39 0461 948080
  • Sito : www.carealto.it
  • Apertura: 20 giugno – 20 settembre
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